* L’attività psicomotoria nelle scuole d’infanzia di Bologna

  di Gabriele Ventura

 

Il dati di criticità emergenti nel sistema educativo e nel sistema sanitario

in ordine ai fenomeni disagio e al tema della prevenzione

I processi che caratterizzano i percorsi di maturazione e sviluppo dei bambini in età prescolare nell’ambito del contesto socioculturale locale costituiscono uno dei punti di riferimento necessari per l’elaborazione del progetto educativo e del piano dell’offerta formativa nelle scuole d’infanzia della città di Bologna, così come di tutte le medio-grandi città del nostro Paese.

Il contesto sociale contemporaneo, con particolare riferimento alle aree urbane e metropolitane caratterizzate da profondi processi di frammentazione, produce conseguenze evidenti nei percorsi di sviluppo formativo dei bambini fin dalla prima infanzia.

Si evidenziano nell’ambito dei servizi educativi e scolastici fenomeni diffusi di distorsione delle modalità di sviluppo e di formazione tradizionali, che presentano disturbi per quanto riguarda:

  • il linguaggio
  • il corpo e il movimento
  • la relazione interpersonale

  • la relazione con l’ambiente e le cose.

D’altra parte l’azzeramento delle possibilità di intervento dei tecnici sociosanitari delle AUSL nel campo della prevenzione (emerge piuttosto preoccupante il fenomeno delle liste di attesa nel campo della riabilitazione, laddove una ricerca recente della regione Emilia Romagna certifica una media di 12 ore/anno complessive di riabilitazione dedicate per ciascun bambino disabile certificato) pone un problema ineludibile per tutti i soggetti gestori di servizi e istituzioni educative e scolastiche che vogliano affrontare efficacemente i fenomeni diffusi di disagio in un’ottica di prevenzione e di gestione, con strumenti di carattere educativo e pedagogico-didattico, in tutti i casi in cui tutto ciò risulti pertinente e possibile.

Si tratta in definitiva di pensare e poi creare le condizioni strutturali per un reperimento di professionalità specialistiche sussidiarie nell’ambito del coordinamento pedagogico dei servizi educativi e scolastici, in forma stabile e continuativa, allargando il concetto di coordinamento pedagogico, così come si è definito nel corso degli ultimi trent’anni nella nostra regione.

 

 

I dati di criticità emergenti dal sistema professionale degli insegnanti

A fronte di questi fenomeni, il sistema della formazione di base e della formazione continua degli educatori e degli insegnanti mostra segni evidenti di obsolescenza e di inadeguatezza.

La pur necessaria elevazione della formazione di base a livello universitario per le insegnanti delle scuole d’infanzia e primaria lascia infatti ancora irrisolti i seguenti temi:

  • la strutturazione del percorso in due cicli distinti di 3 e 2 anni;
  • laquestionediunasapientearticolazionedellecompetenzegeneraliespecialistiche attraverso l’utilizzo delle lauree specialistiche e una corrispondente articolazione di profili professionali nell’ambito della stessa funzione docente;
  • le modalità di sviluppo di una professionalizzazione pratica e sul campo, attraverso un tirocinio adeguato. 
In questa prospettiva sarebbero da qualificare e arricchire le competenze di base dell’insegnamento prescolare attraverso una adeguata e aggiornata caratterizzazione del triennio formativo, da centrare maggiormente sul piano della relazione educativa e da scandire sui versanti psicopedagogici strutturali della medesima, essendo questa costituita in ambito istituzionale da un sistema complesso di relazioni (fra adulti con differenti ruoli e profili professionali, nonché fra questi e i bambini). 
Molti sono i temi che l’iniziativa di aggiornamento professionale dovrebbe considerare:
  • la cooperazione educativa orizzontale (con le famiglie e con il territorio)
  • la cooperazione educativa curricolare con i servizi per la prima infanzia e 
con la scuola primaria
  • la gestione delle dinamiche di relazione nel gruppo dei coetanei e nel gruppo 
di lavoro educativo
  • la gestione della attività di cura in riferimento alla necessità di un adeguato 
sostegno e accompagnamento della maturazione delle autonomie nella 
quotidianità
  • le modalità di sostegno e di animazione dei processi di apprendimento nelle 
attività di gioco e in quelle strutturate per campi di esperienza
  • le tecniche di organizzazione delle risorse del contesto (tempi, spazi e ma- 
teriali). 
In questa prospettiva si porrebbe anche l’esigenza di una caratterizzazione specifica del biennio in ordine a differenti profili di competenza specialistica secondo assi professionali quali:
  • la prevenzione (disturbi del linguaggio e della relazione)

  • l’integrazione (differenze culturali e disabilità)
  • l’innovazione relativa ai nuovi linguaggi (lingua inglese e nuove tecnologie comunicative).

 

I percorsi di formazione permanente delle figure professionali (insegnanti, ausiliari e specialisti): competenze, responsabilità e cooperazione

La formazione continua in servizio può costituire una risorsa significativa (ancorché non risolutiva) per mantenere viva e produttiva una tensione proficua all’aggiornamento professionale di tutte le figure impegnate in campo educativo e scolastico e di altre figure e profili professionali contemplati dalle piante organiche degli enti titolari della gestione di vari segmenti del comparto istituzionale pubblico e privato (paritario, autorizzato e convenzionato e/o accreditato) in relazione alle problematiche emergenti e alle esigenze di qualificazione professionale derivanti da queste sul piano educativo e didattico, nonché l’acquisizione definitiva dell’improponibilità di un orizzonte di formazione di impianto esclusivamente generalista.

La sperimentazione positivamente avviata negli anni scorsi nell’ambito dei progetti di qualificazione dell’offerta formativa di una inedita modalità di collaborazione fra figure educative e altre figure professionali (logopedisti e psicomotricisti) quali figure specialistiche di supporto e di servizio alla realizzazione del progetto educativo, da integrare progressivamente (e da stabilizzare secondo modalità da valutare sul piano dell’opportunità gestionale, all’interno del coordinamento pedagogico territoriale dei nidi e delle scuole d’infanzia) rappresenta una opportunità e una opzione strutturale per il miglioramento della qualità complessiva e della efficacia preventiva dei processi formativi, in relazione alle criticità sopra riferite. In questa prospettiva restano da consolidare risorse e modelli per implementare strutturalmente queste esperienze nell’ambito della gestione ordinaria a regime dei servizi educativi e nelle scuole d’infanzia comunali e statali della città di Bologna.

Si pone poi l’esigenza di individuare modalità di rapporto innovative e più efficaci con le strutture de- centrate del sistema sanitario, con particolare riferimento ai servizi di pediatria e di neuropsichiatria infantile dell’AUSL, cogliendo le disponibilità dei processi avviati in questo ambito dalla costituzione di centri territoriali specialistici presso il presidio multifunzionale di prossima apertura presso l’AUSL di Bologna (centro per l’autismo, centro per i disturbi del linguaggio, centro per i disturbi neuromotori) e quelli esistenti sul territorio della provincia.

Il caso di Bologna: dal Progetto Infanzia al Progetto AGIO

A partire dall’inizio degli anni Novanta, con un ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale e denominato Progetto Infanzia (Odg. n. 27 del 1992), si pongono le basi per lo sviluppo di una rete di servizi educativi territoriali integrativi dell’offerta formativa dei nidi e delle scuole d’infanzia, con una dimensione di iniziativa che si sviluppa anche in orario extrascolastico per potenziare le opportunità formative e di socializzazione per le famiglie con bambini in età da 0 a 6 anni.

Ne sono testimonianza le 4 ludoteche, le 8 biblioteche per bambini, i 3 centri per l’educazione am- bientale e i 4 centri per l’attività psicomotoria che nel 2002 sono ancora attivi sul territorio cittadino. Nello sviluppo di questo programma una parte importante viene ad avere l’iniziativa dei quartieri e del coordinamento pedagogico cittadino.

Le attività dei Servizi Educativi Territoriali (il cui funzionamento viene regolamentato con due articoli specifici approvati dal Consiglio Comunale in appendice al Regolamento per le scuole d’infanzia comunali nel 1994 (Odg. n.178/1994) si rivolgono in orario scolastico a servizi di nidi, scuole d’infanzia e primo biennio della scuola primaria, mentre in orario extrascolastico sono aperte a una libera frequentazione delle famiglie con bambini, per occasioni strutturate come corsi o per occasioni di consultazione, prestito di materiali specifici e socializzazione.

Nel caso dei Centri di Attività Psicomotoria, per alcuni anni si tratta in particolare di corsi attivati in orario pomeridiano (cui le famiglie possono accedere previa iscrizione) destinati a bambini da 2 a 7 anni, con particolari esigenze di sviluppo e potenziamento di competenze motorie e relazionali, organizzati secondo piccoli gruppi (massimo 8 bambini), di provenienza ete- rogenea e indirizzati generalmente dalle insegnanti e/o dai pedagogisti delle scuole di frequenza.

Emerge in questa fase il peso crescente dei costi e delle difficoltà orga- nizzative dei trasporti, in ordine alla frequenza dei corsi realizzati in orario scolastico da parte delle scuole d’infanzia e anche un rischio di ambiguità di ruolo nei corsi attivati in orario extrascolastico e una confusione tra queste iniziative e le attività di competenza dei servizi sanitari territoriali.

Emerge anche la frammentazione delle iniziative che scontano un grado di inevitabile differenziazione a livello dei singoli quartieri cittadini, sia rispetto alla dotazione o meno di un centro di attività psicomotoria (4 quartieri su nove), sia rispetto alla alternativa praticata in altri due quartieri inerente l’attivazione dei percorsi psicomotori direttamente nelle scuole.

 

La distribuzione del progetto

Sul finire degli anni Novanta e ancora di più nei primi anni del 2000 matura con evidenza l’esigenza di un ripensamento e di un riassetto complessivo delle diverse iniziative in funzione di un consolidamento e una qualificazione a carattere tendenzialmente strutturale e sistematico.

Anche in considerazione del fatto che si fa sempre più evidente l’esigenza di un intervento massiccio di prevenzione e sostegno alle competenze genitoriali e di potenziamento di quelle professionali delle figure educative, tale ripensamento si impone come risposta a una crescente fenomenologia di disagio emergente nel sociale e anche nella quotidianità della vita dei servizi educativi scolastici per l’infanzia.

Di questa esigenza si fa carico il coordinamento pedagogico comunale, pro- ponendo prime ipotesi di sviluppo delle attività gestite nei diversi quartieri, in direzione di una maggiore coerenza, certezza e omogeneità della proposta su scala cittadina.

A questo punto si ritiene utile assegnare al progetto una denominazione specifica e si individua a questo scopo l’acronimo AGIO (Accoglienza, Gioco, Integrazione e Osservazione) già utilizzato in percorsi di prevenzione psicomotoria proposti in alcune scuole del territorio bolognese.

Nella primavera-estate del 2003 il Settore Istruzione del Comune di Bologna attiva i primi confronti rispetto alla possibilità di realizzare un progetto di sistematizzazione e diffusione dell’attività psicomotoria nelle scuole d’infanzia bolognesi, consolidando e qualificando quanto già si stava facendo da alcuni anni in alcuni quartieri, attraverso l’attività dei Centri territoriali di Attività Psicomotoria e/o attraverso l’intervento diretto nelle scuole.

L’intento esplicito è quello di produrre un modello generale di riferimento cittadino nel quadro di un progetto complessivo per la prevenzione precoce del disagio con il contributo e la diffusione dell’attività psicomotoria all’interno dei servizi educativi e scolastici.

Questo si realizza in analogia con quanto già attivato con il Progetto LOGOS, nato in collaborazione con il prof. Giacomo Stella e finalizzato alla prevenzione dei disturbi di linguaggio attraverso laboratori linguistici attivati nelle scuole d’infanzia con il coinvolgimento di logopedisti del comune di Bologna o in regime di collaborazione professionale.

A tal fine il Direttivo ANUPI (Associazione Nazionale Unitaria Psicomotricisti e Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva Italiani) Emilia Romagna e Marche coinvolge gli psicomotricisti che operano nel territorio bolognese rispetto a una possibile collaborazione con il Comune di Bologna per la realizzazione del Progetto AGIO.

Le associazioni bolognesi e diversi psicomotricisti rispondono all’invito e viene realizzato il Coordinamento Psicomotricisti a Bologna, composto da soci ANUPI e psicomotricisti di altre associazioni che condividono l’importanza di un progetto cittadino diffuso.

Si sviluppano confronti per avviare una dimensione di rete e poter collaborare su più ambiti (educativo, preventivo e formativo). Il Settore Istruzione del Comune di Bologna indice un bando di gara aperto a tutte le associazioni e cooperative che si occupano di psicomotricità sul territorio cittadino. Viene creata un’ATI (Associazione Temporanea di Impresa) che riunisce i soggetti interessati (2 cooperative e 3 associazioni) che partecipa alla gara aggiudican- dosi il contratto. Quasi tutte le realtà cittadine sono coinvolte nel progetto, individuando una cooperativa capo fila e suddividendosi le scuole sulle quali intervenire.

Il Settore Istruzione organizza poi una Giornata seminariale a livello cittadino per il lancio del Progetto AGIO, rivolta agli insegnanti delle scuole dell’infanzia statali e comunali.

Sono invitati: Giuseppe Nicolodi, come esperto e propulsore storico della psicomotricità bolognese, Luisa Formenti, come rappresentanteregionaledell’ANUPI, laprof.ssa Paola Manuzzi, come docente dell’Università di Bologna, Scienze della Formazione, le psicomotriciste del Comune di Bologna, Claudia Fazioli e Graziana Ferlini, e una psicomotricista che opera nelle scuole dell’infanzia paritarie private, Cinzia Mazzoli.

Queste giornate si susseguono ad apertura di ogni anno scolastico dal 2003 al 2006, ampliandosi in corso d’anno con l’attivazione di brevi Percorsi di aggiornamento per gli insegnanti coinvolti nella gestione delle attività.

Emerge da parte degli psicomotricisti la proposta di sviluppare una maggiore consapevolezza tra gli insegnanti rispetto al significato del progetto e agli strumenti che esso può fornire per svolgere il lavoro quotidiano con i bambini.

Gli psicomotricisti diventano così naturali rilevatori non solo del disagio dei bambini, ma anche del disagio educativo degli insegnanti; cresce il bisogno di qualificare ulteriormente l’intervento nell’ambito della progettualità complessiva delle scuole e di sviluppare gli elementi potenziali di trasferibilità dell’esperienza psicomotoria nella vita quotidiana di insegnanti e bambini, anche al di fuori degli spazi e dei tempi dedicati alla specifica attività di psicomotricità.

Si evidenzia inoltre la necessità di lavorare in collaborazione tra psicomotricisti e coordinatori pedagogici, per un pieno inserimento dell’attività nell’ambito del progetto educativo complessivo: qualificazione dell’offerta formativa, efficacia dell’intervento preventivo, formazione permanente delle insegnanti.

Alcuni psicomotricisti coinvolti nella realizzazione del Progetto AGIO partecipano nel frattempo ai lavori del Gruppo nazionale ANUPI per la pro- gettazione in ambito socio educativo, che elabora linee di intervento in ambito educativo e preventivo, sfociate nel 2006 nella pubblicazione del manuale Psicomotricità: educazione e prevenzione a cura di Luisa Formenti, edito dalle Edizioni Erickson.

Il Coordinamento Psicomotricisti a Bologna continua a esistere come spazio di confronto in cui si affacciano diversi colleghi del territorio e in cui il Progetto AGIO prende spazio accanto ad altre tematiche. Concluderà il suo lavoro nel 2006, con la consapevolezza della necessità di arrivare a luoghi istituzionali di confronto, attivati poi direttamente dal Settore Istruzione nel corso del 2007: un tavolo di progettazione gestionale e un gruppo di lavoro a carattere tecnico pedagogico per il Progetto AGIO

La possibilità di riqualificare e consolidare in tutte le scuole dell’infanzia (comunali e statali) le attività di psicomotricità attivate in modo diffuso negli ultimi anni scolastici, a partire dal 2003/04, presuppone uno sforzo congiunto dell’Amministrazione Comunale, dei quartieri e delle istituzioni scolastiche statali cittadine. Ciò a maggior ragione se si pensa a un progetto che potrebbe rappresentare un obiettivo da perseguire anche nell’ambito di una iniziativa di qualificazione dei percorsi di continuità curricolare dalla scuola d’infanzia ai primi due anni della scuola primaria.

 

Il quadro complessivo delle risorse e delle competenze professionali

L’amministrazione comunale nel suo complesso ha investito a partire dagli anni Novanta risorse considerevoli nell’intervento psicomotorio attraverso:

1. il distacco di un’educatrice di nido e di un’insegnante di scuola dell’infanzia comunale dotate di adeguato titolo di specializzazione per la gestione di un centro territoriale e di attività nelle scuole del Quartiere Navile, per un equivalente importo di circa 68.000 euro/anno;

  1. lacostituzionedialtritrecentriterritorialidiattivitàpsicomotoria(Quartieri S. Donato, Savena, Reno, gestiti attraverso contratti di servizio con coope- rative specializzate operanti nel settore) a cui possono accedere le scuole dell’infanzia prive di spazi adeguati per poter svolgere l’attività al proprio interno, su programmi e calendari definiti per un costo complessivo pari a circa 50.000 euro/anno per l’a.s. 2006/07;
  2. ilricorsoafondiprovincialiperilDirittoallostudioperlafascia3-5anniper l’attivazione del servizio nelle scuole dei quartieri prive di centro territoriale, con un costo complessivo pari a 38.000 euro/anno per l’a.s. 2006/07;
  3. il ricorso a finanziamenti straordinari e mirati messi a disposizione dalla Fondazione Cassoli Guastavillani per l’acquisto di un corredo standard di base di materiali specifici per ciascuna scuola/centro territoriale di attività psicomotoria, per un importo complessivo pari a circa 50.000 euro negli ultimi tre anni. 
Per quanto riguarda le competenze professionali specialistiche necessarie

per la realizzazione del progetto, si registra complessivamente a tutt’oggi unasituazione mista che vede il ricorso a risorse interne e a competenze esterne attraverso la formula dell’appalto, sia per la gestione dei centri territoriali, che per la gestione delle attività all’interno delle scuole.

Attualmente nell’ambito dell’organico di ruolo dei servizi educativi e sco- lastici comunali si registra l’assenza di insegnanti di scuola dell’infanzia dotate di idonea specializzazione in ambito psicomotorio. La figura professionale dello psicomotricista soffre a tutt’oggi di una configurazione istituzionale parziale su scala nazionale e di una fragilità specifica su scala locale nella regione Emilia Romagna.

Solo a partire dall’a.s. 2006/07 inoltre sono presenti nell’ambito dell’organico dell’AUSL Città di Bologna 4 posti di neuropsicomotricista, mentre sono generalmente assenti nelle altre AUSL della regione. In nessuna università della regione è peraltro attivo il corso di laurea (istituito in altre regioni del centro nord e del centro sud presso la Facoltà di Medicina) in neuro-psicomotricità.

Questo corso di laurea ha rappresentato la conclusione di un percorso decennale di sistemazione del profilo professionale nell’ambito della sanità pubblica e/o privata. Sono peraltro attive in città 3 cooperative sociali e 4 associazioni che operano in diversi comuni della provincia per lo svolgimento di attività psicomotorie in campo educativo e scolastico e che uti- lizzano a questo scopo personale che ha ottenuto il diploma di specializzazione attraverso corsi di formazione professionale di durata triennale organizzati da scuole private.

Esistono oggi a Bologna due scuole private con le quali risulta possibile ipotizzare e sviluppare accordi di collaborazione, laddove si concordi sul quadro generale delle finalità indicate per la formazione delle insegnanti interessate ad approfondire una formazione specialistica in questo campo, verificandone le condizioni di fattibilità e di opportunità, sul piano dei costi e dei possibili sbocchi lavorativi nell’ambito dell’ente.

È inoltre da esplorare la possibilità che l’università di Bologna produca specifici corsi post laurea nell’ambito della Facoltà di Scienze della Formazione e da verificare la fatti- bilità dell’istituzione di uno specifico corso di laurea in neuropsicomotricità nell’ambito della Facoltà di Medicina.

Attraverso l’indizione di una specifica gara di appalto per la realizzazione delle attività all’interno delle scuole, inoltre, a partire dall’a.s. 2003/04, è stato possibile reclutare e impegnare complessivamente e a vario titolo circa 12 figure professionali specialistiche (tra i requisiti previsti nel capitolato c’era il possesso di un diploma di specializzazione conseguito presso scuole rico- nosciute dalle associazioni professionali di categoria e l’iscrizione ai registri professionali di categoria).

 

Le collaborazioni interistituzionali

Lo scopo indicato dal progetto è la generalizzazione e il consolidamento dell’intervento specifico di educazione psicomotoria nelle scuole d’infanzia comu- nali e statali cittadine, secondo una prospettiva psicopedagogica finalizzata a:

  • promuovere il benessere personale e relazionale di tutti i bambini da 3 a 5 anni;
  • rilevare precocemente/prevenire le condizioni e i fattori di insorgenza di fenomeni sempre più diffusi di disagio e di disturbi dello sviluppo, come è testimoniato dall’analisi delle diagnosi funzionali inerenti i bambini certificati iscritti nelle scuole cittadine;
  • qualificare e arricchire l’offerta formativa e la pratica didattica ordinaria nelle scuole, anche approfittando dell’occasione irripetibile data nel corso del biennio 2007/09 con la gestione dei percorsi formativi di almeno 150 insegnanti nuovi assunti.

Si tratta quindi di impostare, istituire e sviluppare (secondo una tempistica specifica per ognuna delle differenti dimensioni di iniziativa e di contenuto specifico) rapporti di collaborazione con:

  1. Associazioniprofessionalideglipsicomotricistiradicatesulterritorionazionale e regionale (ANUPI) in prospettiva della definizione di un profilo profes- sionale specifico di psicomotricista competente a operare nell’ambito della formazione e della prevenzione del disagio, all’interno di contesti socio educativi (scolastici ed extrascolastici).
  2. Università,incollaborazioneconscuoledipsicomotricitàaccreditate,perveri- ficare (e nel caso sperimentare) la fattibilità di un prototipo di formazione specifica per operatori educativi e scolastici in servizio, nonché di formazio- ne post laurea triennale (Master o Corsi di Alta Formazione, ecc.) rivolto a educatori sociali laureati presso la Facoltà di Scienze della Formazione, di psicologi o di laureati in Scienze della Formazione Primaria.
  3. Cooperative e associazioni operanti nel settore per una più adeguata defi- nizione dei contenuti dei contratti di servizio in essere presso i quartieri cittadini, per la gestione parziale o totale dei centri territoriali di attività psicomotoria esistenti (prevedendo specificamente in questo ambito nuove modalità di collaborazione con le insegnanti e nuove funzioni di consulenza e formazione per le medesime, nonché la gestione di attività psicomotorie direttamente all’interno delle scuole dell’infanzia).

 

Una nuova prospettiva di sviluppo per il triennio 2008-2011

Il Settore Istruzione del Comune istituisce un Gruppo di lavoro tecnico- pe- dagogico per il Progetto AGIO che vede coinvolti alcuni pedagogisti comunali, le psicomotriciste del comune di Bologna, la coordinatrice regionale dell’ANUPI e Giuseppe Nicolodi come consulente esterno. Ci si confronta sul modello di intervento e sulla necessità di sviluppare maggiormente la formazione degli insegnanti per dare continuità alla proposta, all’interno dell’esperienza educativa scolastica. Viene definito un percorso di aggiornamento teorico- pratico che nel corso del corrente a.s. 2007/08 arriva a duplicare il numero dei formatori: 4 pedagogisti comunali, 4 psicomotricisti di cui 2 interni e 2 esterni al comune. L’aggiornamento coinvolge più di cento insegnanti, per un totale di 21 ore articolate in 7 incontri (di cui 2 introduttivi con Giuseppe Nicolodi e 5 suddivisi in sottogruppi decentrati a livello di quartiere).

La direzione generale del comune di Bologna attiva a marzo del 2007 un Gruppo di lavoro gestionale istituzionale composto da dirigenti di quartiere e pedagogisti, per delineare le linee di sviluppo del progetto nell’arco degli anni prossimi: standard di funzionamento, finalità, finanziamenti, prospettive future. A ottobre 2007 il gruppo di lavoro istituzionale gestionale termina i lavori. Viene così validata una proposta di sistemazione e consolidamento del progetto per il triennio 2008-2010, che prevede il raccordo dell’attività dei centri territoriali con le attività gestite direttamente all’interno delle scuole, la prosecuzione dei contratti in essere e l’ampliamento dell’iniziativa di formazione degli insegnanti. Nel frattempo il comune definisce un programma di assunzioni biennale che porterà nel biennio 2007-2008 all’entrata in ruolo di 170 insegnanti, coinvolti prioritariamente nei diversi percorsi formativi.

Il Settore Istruzione attiva inoltre un Gruppo di Ricerca per il Progetto AGIO come sede specifica di confronto ed elaborazione comune fra pedagogisti e psicomotricisti impegnati nel progetto cittadino. Il gruppo prevede anche la partecipazione e la collaborazione di Giuseppe Nicolodi e della coordinatrice regionale ANUPI Luisa Formenti come esperti esterni e facilitatori.

L’intento è condividere l’elaborazione del significato pedagogico del progetto all’interno della proposta formativa complessiva, nell’ambito di una prospettiva di crescita professionale e culturale delle diverse figure professionali. L’obiettivo inizialmente individuato all’interno del gruppo riguarda il superamento degli elementi di separatezza che connotano ancora la realizzazione di alcuni percorsi psicomotori attivati nelle scuole e la loro integrazione all’interno di una più ampia qualificazione e organizzazione complessiva dell’offerta formativa, intendendo porre maggiore attenzione al coinvolgimento degli insegnanti e alla formazione in situazione. A tal fine viene condivisa la necessità di dare continuità territoriale al progetto, assegnando un quartiere specifico per ogni psicomotricista, che lavorerà conseguentemente in collaborazione con i pedagogisti attribuiti alle diverse scuole, in una logica di continuità e unitarietà progettuale complessiva.

A supporto dello sviluppo del Progetto AGIO viene formalizzata una Convenzione tra il Comune di Bologna e l’ANUPI, per contribuire alla formazione degli operatori coinvolti, alla definizione delle linee di indirizzo e degli standard di qualità, nonché alla produzione degli strumenti di validazione del progetto e alla verifica dei risultati, prospettando la creazione di un Centro di documentazione e ricerca per la progettazione psicomotoria in ambito educativo.

Laddove giungessero inoltre a maturazione processi e intenzioni in ela- borazione da parte della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna rispetto a percorsi di formazione post laurea, finalizzati a favorire l’emergenza di figure professionali formate a operare come psicomotricisti in campo educativo, si determinerebbe l’opportunità di perseguire un’adeguata, qualificata ed efficace triangolazione tra le strutture nazionali e locali dell’ANUPI, le istituzioni potenzialmente committenti (scuola ed enti locali) e la struttura universitaria.

Parimenti si tratterebbe di sviluppare una iniziativa analoga verso la Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna in ordine alla possibilità di istituire anche il Corso di laurea per Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, che potrebbe fornire un’opportunità importante per la riconversione professionale degli psicomotricisti che già da molto tempo lavorano nel territorio regionale, svolgendo una funzione riabilitativo/terapeutica con minori che presentano ritardi e difficoltà nello sviluppo, figure professionali di cui si sente un grande bisogno nell’ambito del sistema sanitario regionale e con le quali le figure operanti in ambito educativo e preventivo potrebbero raccordarsi in corso d’opera, per una progettualità territoriale integrata, a favore della prevenzione del disagio e della cura nella prima e seconda infanzia.

 

Modello organizzativo dell’attività psicomotoria nel contesto educativo istituzionale

Riportiamo nelle pagine seguenti una scheda che descrive i parametri essenziali di funzionamento delle attività di psicomotricità gestite con l’apporto di specialisti esterni, nell’ambito delle scuole d’infanzia aderenti al progetto AGIO negli ultimi 4 anni. I parametri indicati dovrebbero essere specificati allo stesso modo nel capitolato inerente le gare di appalto per la gestione delle attività nelle scuole gestite dai centri territoriali (gare attivate dai singoli quartieri interessati).

 

Allegato - PROGETTO AGIO, COMUNE DI BOLOGNA

Modello organizzativo dell'attività psicomotoria nelle scuole dell'infanzia

Numero incontri: 9 incontri a cadenza settimanale per ogni gruppo corrispondente a un sottogruppo di sezione (se la scuola è organizzata per sezioni a età omogenea) o di intersezione, di norma di età omogenea (se la scuola è organizzata per sezioni ad età miste).

Le assenze sulla singola giornata di attività dello psicomotricista (per cause varie, di forza maggiore) non vengono sostituite; vengono invece recuperati gli incontri persi, attraverso lo slittamento delle date nell’ambito dell’arco di tempo corrispon- dente al quadrimestre interessato (l’arco di tempo considerato prevede già questa eventualità).

Ambiente di lavoro: in ogni scuola occorre che sia disponibile e utilizzabile un ambiente idoneo, distinto dall’aula/sezione. In alcune scuole esiste un’aula specializzata dedicata, in altre viene utilizzata un’aula polivalente e in certi casi viene utilizzato anche il locale di solito destinato al riposo pomeridiano, opportunamente predisposto per l’occasione.Va esclusa la possibilità di realizzare l’attività in locali di passaggio e vanno considerati i fattori inerenti l’ampiezza e la sicurezza in relazione alle modalità di raggruppamento dei bambini della medesima sezione e/o gruppo di intersezione (per ulteriori dettagli in ordine all’organizzazione specica dello spazio per l’attività psicomotoria è stata predisposta una scheda di riferimento di carattere generale.

Materiali: di norma è disponibile presso la scuola (a cura degli ufci di coordinamento pedagogico dei quartieri interessati e del Settore Istruzione) un kit standard di materiali di base che è composto da grandi attrezzi e piccoli attrezzi. È stata inoltre elaborata e fornita alla scuole una scheda tecnica che deve essere aggiornata anno per anno e che descrive le disponibilità di spazi e materiali esistenti presso le singole scuole.

Raggruppamenti: È prevista una doppia possibilità in relazione alle caratteristiche degli spazi, al prolo soggettivo e comportamentale dei bambini interessati scuola per scuola e agli obiettivi specici. La soluzione deve essere concordata prima dell’inizio dell’attività fra specialista esterno e insegnanti di sezione. Le possibilità previste sono le seguenti:

1. 2 sottogruppi da 12-14 bambini ciascuno 2. 3 sottogruppi da 8-9 bambini.

Durata nell’anno dell’attività per sottogruppo di sezione/classe e/o di intersezione/interclasse

È previsto un monte ore complessivo di 45 ore dedicato alla realizzazione di tutte le attività previste nell’ambito del modulo didattico quadrimestrale corrispondente al progetto AGIO.Viene di seguito specicata una indicazione di massima di artico- lazione del monte ore complessivo, che può essere comunque gestito con essibilità (riequilibrando all’interno le quote di ore destinate alle singole voci) in relazione ad accordi specici, da concludere prima dell’inizio delle attività a livello di singola scuola, fra insegnanti, specialista esterno e pedagogista responsabile della scuola.

Attività frontali: 31 ore (con arrotondamento) Durata dell’attività per gruppo:

In relazione al punto precedente, la durata dell’attività per ogni singolo raggruppa- mento di bambini può variare da:
1. 60 minuti (se i gruppi sono 3)
2. 90 minuti (se i gruppi sono 2)

Durata complessiva nella mattinata

3,5 ore (comprensive del tempo di preparazione e riordino) per un totale di 31 ore di attività per i bambini nel periodo. 

Attività di retrobottega

Programmazione

4 ore corrispondenti a 2 incontri da 2 ore con gli insegnanti di sezione (totale di 6 ore nel periodo), uno dei quali prima dell’inizio delle attività, con la presenza del pedagogista responsabile della scuola.

Incontri assembleari con i genitori

4 ore corrispondenti a 2 incontri da 2 ore (all’inizio e alla ne del modulo, per un totale di 4 ore nel periodo).

Colloqui individuali con i genitori

4 ore corrispondenti a 8 incontri da 30 minuti (a richiesta delle famiglie o degli insegnanti).

2 ore per i 25 bambini della sezione nel periodo.

 

*Il testo è tratto da Psicomotricità a scuola, Luisa Formenti, Edizioni Erickson